Tales by light – Racconti di luce: la fotografia su Netflix

Tales by light, o Racconti di luce, è una serie documentaristica dedicata alla fotografia. Viaggi, location meravigliose, tribù dalle antichissime tradizioni, animali selvatici, strade e colori approdano su Netflix.

Il catalogo di Netflix è in continua espansione, è mutevole, è incredibile. Titoli si susseguono, ne arrivano di nuovi ogni giorno, mentre altri vengono cancellati (alcuni titoli sono concessi a Netflix solo per periodi definiti di tempo), ma l’offerta è sempre appetibile e interessante.

Racconti di luce, ovvero Tales by light, è un prodotto nuovo, dove il protagonista assoluto è il fotografo e il suo modo di vedere il mondo, o meglio, le cose del mondo.

Prodotti simili sono stati proposti, negli anni, da altri distributori, come ad esempio National Geographic, piuttosto che BBC. Finalmente, però, tra mille titoli block buster, arriva qualcosa di diverso: una serie documentaristica che racconta di fotografia, di geografia, di società e cultura. Ve ne sono anche altri, di prodotti simili, ma nessuno focalizza l’attenzione sulla fotografia, come arte, come lavoro, come mezzo per raccontare qualcosa.

In Racconti di luce diversi artisti, sei per essere precisi, si raccontano, quasi intimamente, allo spettatore. Raccontano la propria passione per la fotografia, la propria visione del mondo (o delle cose del mondo).

Vite che ruotano intorno alla fotografia, ma anche punti di vista differenti, stili di vita differenti, metodi narrativi diametralmente opposti.

Sei fotografi, sei racconti

I protagonisti della serie Tales by light sono sei fotografi. Proviamo a raccontare cosa narra questa serie da sei puntate.

Attenzione, Spoiler!

Nel box che segue potreste trovare spoiler sui contenuti della serie.

Se preferite non sapere in anticipo, nulla, di cosa conterranno le puntate di Tales by light, ovvero Racconti di luce, passate al paragrafo successivo.

Scegliere di raccontare il mondo…

Darren Jew

E’ Darren Jew il primo fotografo che si incontra in Racconti di luce.

La sua narrazione s’intitola Sommerso, racconta di fotografia naturalistica, e non solo.

La vita di Jew, infatti, fonde la fotografia con la natura, ma allo stesso tempo è una caccia alle tracce lasciate dall’uomo nell’ambiente.

Dopo un incontro con dei cetacei meravigliosi, nell’immenso del blu del mare, il viaggio fotografico scivola verso gli abissi, alla caccia di un velivolo di che oltre settant’anni fa precipitò al largo di Tonga.

La puntata racconta, seppur non scendendo nel dettaglio – rischiando di diventare tediosa – le tecniche adottate dal fotografo per catturare al meglio, con la propria macchina fotografica, la storia dell’aereo sommerso.
Si parla di light painting, il dipingere con la luce.

Ma la storia non si esaurisce nel fondo del mare, bensì spicca il volo e tra le eliche ed i rotori di un drone, si finisce sulle pendici di un vulcano attivo.

In Papua Nuova Guinea, librandosi nell’aria, con un fish-eye montato la Canon di Darren Jew cattura un piccolo mondo artificiale – effetto dell’ottica montata, che ricorda vagamente i little planet prodotti con Photoshop.

Richard I’Anson

Il secondo incontro è con Richard I’Anson.

Stavolta il mare è lontano, e il racconto s’avvicina al cielo.

Il narratore, fotografo, ci conduce sull’Himalaya.

Il viaggio in oriente, però, seppure inizia nel misticismo di un monastero buddhista, dove l’artista cerca di catturare gli sguardi e le vocazioni delle persone che popolano questi luoghi, vira verso sentieri più adrenalinici.

Si viene catapultati, con maestria e delicatezza, sulle tracce delle tigri.

Seguendo le tracce delle tigri del Bandhavgarh, ammirandone i sinuosi movimenti, la caccia e le doti mimetiche, l’artista ci racconta l’idea che ha di fotografia: è catturare qualcosa di emozionante, di unico, di raro.

E prima di salutarci, I’Anson ci accompagna in India, nel coloratissimo Holi Festival. Qui, tra sbuffi colorati, contatti umani, scambi di carezze e colori, Richard trova la sua massima espressività artistica: uomini, animali (le vacche sacre), sorrisi, colori, gesti semplici e genuini.

Nonostante la sua Canon viene messa a dura prova, tra polvere e spruzzi, scatti rubati riescono ad emozionare l’artista e chi li osserva.

Krystle Wright

E’ donna la protagonista della terza puntata di Racconti di luce.

La fotografa senza fissa dimora, Krystle Wright, racconta la sua vita, fatta di adrenalina pura e viaggi senza sosta.

Si intitola, per l’appunto, Adrenalina questa terza puntata. Narra della fotografia sportiva, quella che richiede rapidità, colpo d’occhio e una raffica senza paragoni.

Giocando con la luce naturale, e le ombre delle profondità marine, la Wright inizia a raccontare di se – e della sua fotografia – nel mare di Vanuatu.

Lo scatto, proposto poi, è davvero meraviglioso. Impossibile non restarne incantati.

Ma il suo viaggio non si esaurisce mai, e d’improvviso si vola in Colorado, tra intrepidi e coraggiosi atleti che passeggiano, su corde sottilissime, tra strapiombi e dirupi terrificanti.

Ed infine, dimostrandosi donna di coraggio e dall’indomito spirito avventuroso, vediamo la nostra narratrice librarsi in volo su di un parapendio a motore sui laghi salati dello Utah per rubare alla luce il suo più intimo segreto.

Art Wolfe

E’ la natura selvaggia la casa fotografica di Art Wolfe.

Che sia l’Alaska, o l’Africa, poco importa. Quello che mister Wolfe cerca è lo scatto perfetto, l’incontro con lo spirito dell’animale.

La narrazione prende il via proprio nello stato più a nord degli Stati Uniti d’America, l’Alaska.

Tantissimi orsi sono a caccia di salmoni, in un ambiente meravigliosamente quieto. Eppure, mentre in una pace assordante si sente solo il rumore dell’otturatore che si chiude, qualcosa sconquassa la quiete.

Cosa sta per accadere a queste creature bellissime e pericolosissime? Non ve lo dico, anticipatamente, non vi preoccupate.

Ma lasciati gli orsi, altre creature meravigliose ci attendono in Uganda. Sono i gorilla di montagna.
Passeggiando tra i sentieri, alla continua ricerca dello scatto perfetto, del ritratto perfetto, tanti sono gli spunti di riflessione e le occasioni per osservare delle creature così maestose, eppure così poco numerose.

Cercando con attenzione, costanza e determinazione la foto giusta, il tempo passa. Ed è proprio questo il segreto: saper attendere lo scatto giusto. Potrebbe arrivare oggi, come domani.

Ed infine, come a sorpresa, ci si trova ancora più in alto, oltre i 3.000 mt. d’altezza. Qui, creature uniche, i babbuini si lasciano avvicinare e fotografare come nessuno avrebbe potuto sospettare.

Peter Eastway

Panorami è il titolo del quinto incontro fotografico, con Peter Eastway.

Si viaggia nel gelido Antartide.

Sulle orme dei viaggiatori del passato, tra ghiacci bianchi e un mare blu intenso, pinguini, foche, un vento freddo creano coreografie e scambi cromatici interessantissimi.

Ma il vero cuore di questa puntata non è soltanto la fotografia, quella prodotta dal corpo macchina e da un obiettivo, ma la Post Produzione.

In pochi, infatti, ne parlano. Molti la ritengono qualcosa di utile, ma non parte del processo vero e proprio di produzione di uno scatto, ma per Eastway è questo il segreto di ogni fotografo: trasformare lo scatto in arte, da documento a interpretazione della realtà.

Si fa, infatti, storia della fotografia. Si seguono le tracce storiche, ed artistiche di Frank Hurley che, nella spedizione di Shackleton, oltre un secolo fa, documentò uno dei primi e più duri viaggi in Antartide, ed in Georgia del Sud.

Ed è qui che, tra rovine di antiche baleniere, il racconto si fa più vivo: l’uomo modifica l’ambiente, ma non appena volta le spalle, è la natura a riconquistare il terreno perduto.

Art Wolfe (2)

E si, è nuovamente Art Wolfe, il protagonista di una puntata di Tales by light.

Stavolta ci porta in luoghi sperduti, tra valli e nebbie, della Papua Nuova Guinea.

Questo, ultimo, episodio è un documentario sociologico.

Racconta delle tribù più isolate, e uniche, del mondo. Popoli minuti, per numero di popolazione, ma dalle tradizioni antichissime e grandissime.

Vi sono i colori degli uomini Huli che, prima della guerra, si dipingono volto e pelle. Gli uomini del fango, che immersi nell’argilla proteggono la pelle dal sole, ed indossano, nei riti notturni, strane maschere di dei/demoni.
E’, insomma, un viaggio fotografico ed antropologico.

Ancora una volta si parla di fotografia, però, anche dal punto di vista tecnico. Cercare il punto di vista insolito, particolare, rende lo scatto unico, evocativo, ma deve esserci, di fondo, anche una vera conoscenza del soggetto ritratto, sia un uomo, una donna, un luogo.

Ed infine, prima di chiudere la serie, Wolfe ci conduce per mano in Etiopia.

Il popolo dei Surma, con le donne che inseriscono estensori decorativi nelle labbra, sono una di quelle popolazioni che sta perdendo la propria identità. Ed anche le proprie tradizioni.

Documentare, lasciare una traccia del passato, è compito del fotografo. Non è solo arte, bensì anche un dovere verso l’umanità: consentire a chiunque di non dimenticare.

La fotografia che va oltre la fotografia

Racconti di luce, serie co-prodotta da Canon, racconta la fotografia in un modo originale. Superando se stessa.

L’arte di scrivere con la luce si trasforma, nel tempo. Non è solo un documento, un ritratto del mondo, ma un filtro attraverso il quale l’artista, il fotografo, il documentarista, interpreta la propria visione del mondo.

Un po’ come dice Eastway nella serie: chiunque può fare una fotografia – scattando una lunga esposizione su di un ghiacciaio – con le giuste attrezzature tecniche.

Un filtro graduato, una buona ottica e un buon corpo macchina. Le giuste impostazioni. E la tecnica produce un risultato in cui però, talvolta, manca l’anima del fotografo.

Tales by light Racconti di Luce Netflix Recensione Fotografia

C’è chi la pensa così, chi diversamente. Ed è il bello dell’arte, essere mutevole, interpretabile, così come il mondo.
Per Eastway la post produzione è fondamentale a rendere vera, nel senso di sentimentale, la fotografia, infondendole quel qualcosa di personale che altrimenti rischierebbe di mancare. Per altri, invece, l’essenza dello scatto, come Wolfe, è nel soggetto. Per altri ancora, come la Wright, nell’azione.

Con grande sorpresa, quindi, ho avuto un incredibile piacere nel guardare questo Racconti di luce, proprio su Netflix. Una proposta bellissima, per gli utenti appassionati, o meno, di fotografia.

Conclusioni

La regia, sempre magistrale, degli uomini di Netflix non delude. Se sconvolge positivamente in Chef’s Table, o in Jiro, in Tales by light non sarà così impattante.

Per chi non è appassionato di fotografia – e soprattuto di fotografia documentaristica, naturalistica o meno – forse la serie rischia di essere un po’ troppo poco attraente.

Se, invece, c’è in fondo in fondo, l’amore per l’arte fotografica, questo è un ottimo spunto per rivedere le proprie idee, le filosofie dietro i propri scatti.

Promossa, ma non a pieni voti. Qualcosa in più, nel processo narrativo, e di più emozionante, poteva starci!

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